Gli edifici che compongono gran parte del nostro patrimonio edilizio, risalgono al secolo scorso e per loro natura sono strutture fragili. Sono edifici vulnerabili se sottoposti agli effetti dei terremoti che che purtroppo in Italia non mancano!

La maggior parte delle vittime dei terremoti sono dovute proprio al crollo di queste costruzioni, così com’è stato conformato anche dagli ultimi eventi sismici avvenuti in Centro Italia.

Quali sono gli effetti del terremoto sugli edifici tradizionali in muratura?

L’energia sprigionata da un terremoto, si propaga dal terreno alla struttura tramite le fondazioni e le pareti, fino ad arrivare al tetto.

Di questi tre elementi sopracitati, che costituiscono gli edifici tradizionali in muratura, le pareti sono l’elemento più vulnerabile ai danni provocati soprattutto dalle forze orizzontali.

Una parete, riesce a resistere maggiormente alla forza longitudinale ma ha pochissima resistenza rispetto alla forza laterale, infatti, quando la terra trema, vi sono contemporaneamente il movimento verticale e i due movimenti orizzontali, i più dannosi perché coinvolgono le pareti in entrambi i sensi, provocando lesioni non più riparabili o addirittura il loro crollo totale dell’edificio.

Gli edifici tradizionali “misti”

Ci sono poi le costruzioni miste, con la struttura portante in cemento armato e le pareti esterne ed interne in muratura.

Questa tipologia costruttiva, presente ormai da un secolo, ha permesso di realizzare edifici a più piani e nel corso dei decenni è andata sempre migliorando: dal 1971 ha iniziato ad essere interessata dalle prime norme antisismiche fino ad arrivare all’ultima entrata in vigore subito dopo il terremoto dell’Aquila avvenuto nel 2009.

Anche le strutture in cemento armato, soprattutto quelle più recenti, anche se progettate seguendo le norme antisismiche, presentano anch’esse dei lati negativi di poco conto.

Edifici tradizionali di questo tipo hanno buona resistenza alle forze verticali, ma essendo rigidi e pesanti, hanno poca resistenza alle forze orizzontali, le quali appunto arrecano i danni maggiori.

Durante i terremoti di “importante” magnitudo, può succedere che, a seguito di oscillazioni causate dal movimento del terreno, collassi alla sua base, con la frantumazione dei pilastri verticali, rendendo l’edificio inagibile.

Se l’edificio dovesse resistere alle sollecitazioni telluriche, quello che potrebbe non resistere sono le pareti esterne ed interne che non sono in grado di contrastare le forze laterali che le coinvolgono, provocando ingenti danni alle abitazioni rendendole inagibili.

Se invece la struttura non crolla, avremo la “fortuna” di restare indenni all’evento, ma ci ritroveremo comunque con una casa più o meno gravemente lesionata e quindi inagibile.

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Ad oggi, la riduzione del rischio sismico è una questione rilevante ed urgente e l’unica soluzione è un programma di prevenzione che coniughi efficacia e sostenibilità economica.

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